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Tra cielo e mare

vorrei essere il mare

per sfiorare con le dita

tremanti delle mie onde

il tuo cielo

senza mai essere

raggiunto dal peso

del mio corpo

della mia ipocrisia

Si confondono nella notte

stelle e riflessi dorati

sulle onde che valicano

il mio sguardo

per divenire cielo

veli bianchi che

accarezzano bagliori di luna

tratti di seta

su pezzi di stoffa

un castello antico

come il sangue che

scorre nelle mie vene

Io non sono la mano

che scrive

sono la parola

fuggita a se stessa

dimentica il mio nome

dimentica il mio volto

ricorda questi

pezzi di cuore

sterpi e dirupi

colorati di cielo

Nel castello

oro e argento derubati

non rimangono che

questi sassi queste pietre

nessuno mai le vorrà

nessuno mai capirà

perché non vi sarà

nulla da capire

Un giorno passerà

questa esistenza

poi passeranno le lacrime

poi passerà il ricordo

insieme a ceneri su ceneri

sparse al vento

ma poi io sarò felice

ritroverò la vita

in questo mio castello

sogno sfuggito al tempo

sterpi e dirupi

saranno la mia pace

e ti ritroverò

dolce angelo bianco

tra queste pagine

come lacrime fresche

su di un dipinto antico

di visioni furtive

di vetri appannati

di giorni infiniti

ed è qui che

dolce il tuo sorriso

mi fa ritornare

vento a filo d’erba

ed è qui che

si chiude

il passato e il presente

tra cielo e mare

le prime luci dell’alba

e l’ultima cosa che ricordo

le tue ali aprirsi in volo

fra i silenzi delle stelle

e non torneranno

come i sogni perduti

tra due palpebre

schiuse al mattino

Oh angelo bianco

il mio riflesso piano

si va sfacendo all’ombra

di una pensilina vuota

ed io abbandono

i mie pensieri

ai ricordi segnati

dall’attimo

che non passerà mai

Giovedì 31 Agosto.